agricoltura coltivazioniIl 31 marzo si è tenuto presso il dicastero delle Politiche agricole l'incontro con tutti i rappresentanti del Tavolo nazionale sull'agricoltura biologica, alla presenza del viceministro Andrea Olivero. Nell'occasione della riunione, Anabio-Cia ha elaborato e presentato il suo "Memorandum #2015: AgricolturaBiologica2.0" quale strumento di comunicazione concisa e diretta per riassumere i punti decisivi per la crescita ulteriore del segmento e della relativa filiera agroalimentare. Più in dettaglio, con questo documento Anabio chiede di: approvare un nuovo "Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica" che recepisca i contenuti delle "Linee Guida" approvate dal Consiglio dei ministri agricoli dell'Ue e le dinamiche del mercato dei prodotti biologici; assegnare adeguate risorse finanziarie alla Misura "Agricoltura Biologica" dei Piani di sviluppo rurale 2014-2020; rideterminare i pagamenti per la nuova Misura "Agricoltura Biologica" dei Psr sommando alla compensazione del mancato reddito, i servizi d'interesse collettivo (esternalità positive) forniti dalle aziende biologiche; riformare il "Sistema di Certificazione" favorendo l'affermazione della normativa europea e di accreditamento di riferimento, individuando ruoli e poteri dell'Autorità competente nazionale e dell'Ente unico di accreditamento; potenziare il Piano Nazionale Sementiero per l'Agricoltura Biologica (PNSB) in modo che si possa garantire la sempre più ampia disponibilità di materiale di riproduzione biologica; favorire la nascita di nuovi "Bio-distretti italiani" soprattutto nelle regioni ove non sono attualmente presenti; realizzare la semplificazione amministrativa producendo un testo unico e realizzare l'unificazione dei controlli di competenza regionale; utilizzare al meglio il Programma "Horizon 2020" come leva strategica per una produzione agroalimentare biologica che utilizzi in maniera sempre più efficace le risorse naturali disponibili nell'interesse generale della società e soprattutto a garanzia delle generazioni; approvare una legge per la "Difesa del suolo e dell'agricoltura dalla cementificazione"; estendere la banda larga in tutte le aree rurali per annullare il "digital divide" rispetto alle aree urbane.

A Bologna la prima iniziativa del ciclo “Il territorio come destino” pre Expo: entro il 2030 dalla campagna 200 mila posti di lavoro. Nei prossimi quindici anni l’agricoltura diventerà ancora più fondamentale, grazie allo sviluppo ulteriore della multifunzionalità e delle attività connesse, dalla produzione di energie alla manutenzione delle aree verdi anche urbane, dalle fattorie sociali alla riqualificazione del patrimonio artistico e architettonico. Tutte funzioni che si aggiungono a quella primaria di “dispensa del Paese” e che sposteranno più di 40 miliardi di euro con la prospettiva di garantire circa 200 mila nuovi posti di lavoro. Sono questi i dati emersi nel corso del convegno nazionale promosso dalla Cia a Bologna, il primo appuntamento de “Il territorio come destino”, il ciclo di iniziative che accompagnerà la Confederazione fino a Expo 2015. “Anche se il Paese continua a respirare una crisi persistente -ha detto il presidente nazionale Dino Scanavino- nell’agricoltura e nel territorio rurale ci sono sempre nuove idee ed energie per superare l’impasse e creare ulteriori occasioni di reddito e sviluppo”. D’altra parte, secondo l’analisi della Cia, oggi l’impresa agricola recupera vigorosamente una dimensione sociale, culturale, che si affianca a quella economica: propone e influenza stili di vita e di consumo, fa innovazione sociale, produce esternalità positive nella società e nel modo di concepire l’impresa, il territorio, il mercato, le relazioni umane e familiari.


Assicurazioni agricole, l’Agea mette inutilmente in difficoltà le aziende italiane. La circolare di Agea, che prevede l’obbligo per gli agricoltori assicurati nel 2014 di rimborsare entro il 17 aprile 2015 i Condifesa che hanno anticipato i premi delle polizze collettive, cambiando una procedura consolidata che rinviava tale rimborso al momento successivo all’erogazione ai produttori dei contributi Pac in base all’art.68 “è incomprensibile e grave, privando le aziende di liquidità, in una fase particolarmente ostile per i loro redditi”: con queste parole il vicepresidente nazionale della Cia Antonio Dosi ha commentato l’ultima disposizione di Agea, datata 16 dicembre. Per Dosi si tratta di una scelta che ignora le reali esigenze delle imprese: a poco tempo da scadenze importanti per le aziende, infatti, è grave imporre loro di cambiare i piani finanziari, chiedendo di pagare circa 350 milioni di euro prima di ricevere i contributi dovuti. Tra l’altro, questa novità arriva in un’annata in cui i valori assicurati sono concentrati su produzioni ad alto valore aggiunto che hanno registrato, in molti casi, un crollo dei prezzi di mercato.

Dall’agropirateria alle truffe sulla Pac, dal caporalato al saccheggio del patrimonio boschivo, dall’usura al controllo delle filiere agroalimentari, la piovra della criminalità organizzata allunga i tentacoli sul comparto, “coltivando” un business da 50 miliardi di euro l’anno, pari a quasi un terzo dell’economia illegale nel Paese. La denuncia arriva con il Rapporto su legalità e sicurezza 2014 presentato dalla Cia, in collaborazione con la Fondazione Humus, a Roma all’Auditorium “G. Avolio”. L’infiltrazione mafiosa nel settore primario produce più di 240 reati al giorno e mette sotto scacco oltre 350 mila agricoltori. Con una lista di reati lunga e pesante: non ci sono solo i 14 miliardi l’anno delle agromafie in senso stretto, vanno aggiunti i 4,5 miliardi calcolati tra furti e rapine; e poi i 3,5 miliardi del racket e i 3 miliardi dell’usura; e ancora 1,5 miliardi per le truffe all’Unione europea e 1 miliardo solo per la contraffazione alimentare in Italia; infine 1 miliardo per le macellazioni clandestine e quasi 20 miliardi di euro legati alle ecomafie tra abusivismo edilizio, discariche illegali e incendi boschivi dolosi. “Attraverso il controllo nelle campagne -ha spiegato il presidente della Cia, Dino Scanavino- le mafie cercano di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera, dai campi alla tavola. Non c’è più in gioco solo il potere su un determinato territorio, la criminalità organizzata vuole far fruttare i patrimoni, introducendosi in quei comparti ‘anticrisi’ che si stanno dimostrando sempre più determinanti per la ripresa dell’economia nazionale, come appunto l’agroalimentare”. Per questo, secondo il presidente della Cia, serve un’azione congiunta tra aziende, istituzioni, forze dell’ordine e magistratura. Oltre a rendere sempre più veloci ed efficienti le norme per l’assegnazione e il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia. Solo così, per Scanavino, è possibile debellare questo “cancro” che sta corrodendo sempre di più la nostra economia.

“Il Patronato serve!”, il convegno dell’Inac per dare più valore a sussidiarietà e partecipazione. Mercoledì 10 dicembre l’Inac ha organizzato a Roma, presso l’Auditorium della Cia, “Il Patronato serve! Più valore a sussidiarietà e partecipazione”, un’iniziativa che vuole mettere a fuoco l’esperienza positiva del Patronato Inac, la sua capacità di tutelare i diritti dei cittadini, con particolare riferimento alla propria attività nelle aree rurali italiane. Sarà, inoltre, occasione per approfondire e promuovere il valore sociale dell’attività del sistema dei Patronati, soprattutto in questi anni di crisi, e il significativo valore economico per la Pubblica amministrazione. “È vero che il taglio inizialmente previsto di 150 milioni è stato in parte corretto dall'emendamento approvato dalla Camera - ha detto il presidente Inac Antonio Barile-. Ma continueremo la nostra battaglia affinché anche il taglio di 75 milioni venga eliminato del tutto. Perché è ancora a rischio un pezzo importante del sistema dei Patronati, costituito da 12.000 operatori, che potremmo definire la rete più capillare di difensori civici impegnati nella tutela dei diritti sociali, spesso negati. Solo l’Inac, ha ricordato Barile, con 500 sedi, 1.000 recapiti, 685 operatori specializzati e 300 volontari, svolge un’attività immane diffusa sul territorio. La legge di Stabilità sul fondo patronati mette a rischio, anche dopo l'emendamento della Camera, migliaia di posti lavoro e determina una drastica riduzione della capillarità sul territorio, con la chiusura degli uffici più piccoli nelle zone rurali dove neanche gli enti previdenziali sono presenti. “La scelta di depotenziare i Patronati, fino all'impossibilità di sostenersi economicamente, è una scelta sbagliata -ha aggiunto il presidente Cia Dino Scanavino-. Certo oggi la platea è troppo affollata e costituita da molti soggetti scarsamente articolati sul territorio e scollegati da qualunque organizzazione di rappresentanza promotrice vera. E questa è una situazione che va risolta con uno snellimento mirato”.

Aggiornamento del 21 dicembre 2014

Legge di Stabilità, tutto rinviato a maxiemendamento Governo. Taglio ai Patronati ridotto a 35 milioni. La commissione Bilancio del Senato, di fronte all’impossibilità di votare tutti gli emendamenti presentati, ha chiuso i lavori sulla legge di Stabilità senza votare il mandato al relatore. Questo significa che tutti gli emendamenti approvati finora dalla commissione sono formalmente decaduti per essere ripresi, secondo la prassi parlamentare, nel maxiemendamento del governo su cui e stata posta la fiducia sabato. Previsto  un netto contenimento, anche se non l’estinzione, del taglio al fondo Patronati (che passa a 35 milioni di euro dai 150 iniziali);