La Cia a Bruxelles per discutere della “riforma dell’agricoltura biologica nell’Ue”. Il 3 e il 4 dicembre la Cia si trasferisce a Bruxelles, in Rue Van Maerlant, per un’importante iniziativa su “La riforma dell’agricoltura biologica nell’Ue” con il Comitato economico e sociale europeo. Interverranno numerosi membri della Commissione e del Parlamento Ue, nonché esperti e rappresentanti della filiera bio. Nell’occasione, si terrà anche la direzione nazionale della Cia. La riforma dell’agricoltura biologica in Europa al centro del convegno della Cia a Bruxelles. In Europa i consumatori chiedono più “bio”: crescono sia le superfici dedicate che il fatturato, entrambi in aumento del 6%, e oggi il segmento biologico comunitario vale 18 miliardi di euro l’anno. Un trend legato a doppio filo all’attenzione diffusa dei cittadini verso la sostenibilità ambientale, che di fatto orienta sempre più spesso gli acquisti verso il bio, il sistema produttivo più “green core” dell’agroalimentare europeo. Per questi motivi, ora serve che Bruxelles agisca in tempi rapidi per aggiornare e adeguare le norme sulla produzione biologica, consentendo al settore di svilupparsi ulteriormente e far fronte alle sfide future. In questo senso, la riforma della legislazione che regola il comparto dovrà puntare sulla semplificazione degli adempimenti, sul rafforzamento e l’efficienza dei controlli e sugli incentivi alla conversione colturale. Questo in sintesi il senso del convegno dal titolo “La riforma dell’agricoltura biologica nell’Ue” che la Cia ha tenuto a Bruxelles al Cese-Comitato economico e sociale europeo, alla presenza di numerosi membri della Commissione e del Parlamento Ue, nonché esperti e rappresentanti della filiera bio. Per la Confederazione molti di questi obiettivi, come la riduzione delle disposizioni, l’uniformità europea, le norme sulle importazioni e sull’etichettatura sono già presenti nella proposta di Regolamento della Commissione. Alcuni aspetti, invece, sono da chiarire e migliorare, anche alla luce del dibattito aperto in Copa-Cogeca, come per esempio la questione delle aziende miste e della certificazione di gruppo, la soglia di “declassamento”, l’obbligo di approvvigionamento di materiale riproduttivo vegetale e animale biologico. “L’obiettivo che vorremo fosse condiviso, con quest’iniziativa, è quello di far crescere le dimensioni della base produttiva e imprenditoriale del bio a livello nazionale ed europeo -ha dichiarato Scanavino. Perché il biologico oggi rappresenta una grande opportunità strategica per un’agricoltura che vuole rispondere alle attese dei consumatori, ma capace anche di interpretare le sfide del futuro che richiedono sempre di più un equilibrio tra produttività e sostenibilità”

Ma secondo Agrinsieme l’obbligo deve essere esteso a tutt’Europa. Entra ufficialmente in vigore il provvedimento contenuto nella legge Comunitaria che prevede l’obbligo del tappo antirabbocco per gli oli offerti negli esercizi pubblici. Per Agrinsieme si tratta di una garanzia di qualità, trasparenza e autenticità per il consumatore. E anche i vantaggi per il sistema olio sono chiari: questa disposizione infatti mette fine alle oliere anonime, spesso riempite chissà quante volte, magari spacciando per extravergine un prodotto di basso livello. Ma ora che la norma è legge in Italia, evidenzia il coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Aci, bisogna continuare a insistere affinché l’obbligo venga esteso a livello comunitario. Occorre, inoltre, chiarezza per i produttori che forniscono i pubblici esercizi, preoccupati sia per l’incertezza legata allo smaltimento delle scorte di bottiglie di olio già acquistate dagli esercenti, sia per l’innalzamento dei prezzi dei tappi che le aziende produttrici stanno presentando.

Il 27 novembre si è svolto presso il Centro Convegni di Mantova un importante e partecipato convegno per affrontare i temi legati al futuro del comparto lattiero-caseario in Italia alla vigilia del superamento in Europa del regime delle quote. Il dibattito, parte di un ciclo di incontri promossi dalla Cia e denominato “Il territorio come destino”, ha messo in luce la necessità di un progetto strategico che punti sulla crescita della competitività attraverso l’innovazione e l’organizzazione della filiera, in grado di permettere al settore di crescere ancora sui mercati internazionali. Nel sottolineare come il sistema delle quote latte abbia di fatto negli anni cristallizzato le produzioni nazionali, provocando forti squilibri tra i diversi Paesi, il convegno ha evidenziato tra l’altro l’esigenza di dare stabilità al settore definendo un prezzo del latte con un contratto semestrale, al fine di consentire agli allevatori di poter avviare la programmazione a medio termine. “Abbiamo di fronte sfide straordinarie -ha dichiarato Dino Scanavino-. Bisogna agire senza perdere altro tempo utilizzando tutti gli strumenti offerti dal ‘pacchetto latte’, favorendo l’aggregazione in Op”.

Il presidente della Cia ha partecipato a “Stop Food Waste, Feed The Planet” che si colloca nell’ambito delle iniziative del Semestre di Presidenza Italiana del Consiglio dell’Ue e ha rappresentato la tappa più importante di un percorso di approfondimento sul tema in vista di Expo 2015. Il convegno è stato l’occasione per presentare la “Carta di Bologna” contro lo spreco alimentare promossa dal ministero dell’Ambiente. Nel rilevare come in Italia finiscono ancora nella pattumiera più di 5 milioni di tonnellate di prodotti commestibili ogni anno, Scanavino ha rimarcato la necessità da parte di tutti di acquisire una maggiore consapevolezza del problema che conduca da un lato a una più sviluppata coscienza solidaristica, dall’altro all’implementazione di programmi di prevenzione dei rifiuti. Il presidente della Cia ha poi auspicato un maggiore sostegno a tutte le iniziative pubbliche e private mirate al riciclo e alla donazione dei prodotti alimentari invenduti.