PortellaGinestra_Radio3 Non c’è futuro senza memoria. E l’eccidio di lavoratori che avvenne nel 1947 in località Portella della Ginestra, la prima strage di Stato dell’Italia repubblicana, non può e non deve essere dimenticato. Oggi come ieri, quei tragici eventi affermano l’attualità del richiamo ai principi fondamentali della giustizia e della legalità, beni preziosi ma non ovunque e non a tutti accessibili. Questo il senso profondo dell’iniziativa voluta dalla Cia “Gli agricoltori italiani in ricordo di Portella della Ginestra. Legalità, dignità, lavoro, sviluppo”, che si è tenuta a Palermo il 27 aprile a Palazzo dei Normanni. Un’iniziativa attraverso cui la Confederazione ha voluto dare il suo contributo affinché le eccellenze del Made in Italy, bandiera dell’Expo di Milano, siano legate non solo alla qualità indiscussa delle produzioni agricole, ma anche alla qualità e alla dignità del lavoro e della vita degli agricoltori. Nel settore infatti, le organizzazioni criminali producono più di 240 reati al giorno, praticamente otto ogni ora, e mettono sotto scacco oltre 350 mila agricoltori. La piovra della mafia allunga i tentacoli sul comparto per un fatturato da 50 miliardi di euro l’anno. Poi c’è il tema tragico del lavoro nero che, secondo l’Eurispes, ha rappresentato nel 2014 un terzo della forza lavoro agricola. Una cifra, tra l’altro, in costante aumento negli ultimi anni: 27,5% nel 2011, 29,5% nel 2012, 31,7% nel 2013. Dati allarmanti che richiedono una complessità adeguata d’approccio. Occorre distinguere -secondo la Cia- le irregolarità, non legate alla malavita, che richiedono semplificazione e premialità, dalle illegalità acclamate e dai casi di lavoro nero e caporalato vero e proprio, dove la formula necessariamente cambia e le “armi” a disposizione devono essere “affilate”. In tale ambito, serve una razionalizzazione degli interventi ispettivi e una loro crescita dal punto di vista qualitativo, in modo da indirizzare la risorse verso le situazioni di reale gravità e rendere il sistema d’intervento più efficace e reattivo.

Per saperne di più: https://shar.es/17rFc1

agricoltura coltivazioniIl 31 marzo si è tenuto presso il dicastero delle Politiche agricole l'incontro con tutti i rappresentanti del Tavolo nazionale sull'agricoltura biologica, alla presenza del viceministro Andrea Olivero. Nell'occasione della riunione, Anabio-Cia ha elaborato e presentato il suo "Memorandum #2015: AgricolturaBiologica2.0" quale strumento di comunicazione concisa e diretta per riassumere i punti decisivi per la crescita ulteriore del segmento e della relativa filiera agroalimentare. Più in dettaglio, con questo documento Anabio chiede di: approvare un nuovo "Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica" che recepisca i contenuti delle "Linee Guida" approvate dal Consiglio dei ministri agricoli dell'Ue e le dinamiche del mercato dei prodotti biologici; assegnare adeguate risorse finanziarie alla Misura "Agricoltura Biologica" dei Piani di sviluppo rurale 2014-2020; rideterminare i pagamenti per la nuova Misura "Agricoltura Biologica" dei Psr sommando alla compensazione del mancato reddito, i servizi d'interesse collettivo (esternalità positive) forniti dalle aziende biologiche; riformare il "Sistema di Certificazione" favorendo l'affermazione della normativa europea e di accreditamento di riferimento, individuando ruoli e poteri dell'Autorità competente nazionale e dell'Ente unico di accreditamento; potenziare il Piano Nazionale Sementiero per l'Agricoltura Biologica (PNSB) in modo che si possa garantire la sempre più ampia disponibilità di materiale di riproduzione biologica; favorire la nascita di nuovi "Bio-distretti italiani" soprattutto nelle regioni ove non sono attualmente presenti; realizzare la semplificazione amministrativa producendo un testo unico e realizzare l'unificazione dei controlli di competenza regionale; utilizzare al meglio il Programma "Horizon 2020" come leva strategica per una produzione agroalimentare biologica che utilizzi in maniera sempre più efficace le risorse naturali disponibili nell'interesse generale della società e soprattutto a garanzia delle generazioni; approvare una legge per la "Difesa del suolo e dell'agricoltura dalla cementificazione"; estendere la banda larga in tutte le aree rurali per annullare il "digital divide" rispetto alle aree urbane.

A Bologna la prima iniziativa del ciclo “Il territorio come destino” pre Expo: entro il 2030 dalla campagna 200 mila posti di lavoro. Nei prossimi quindici anni l’agricoltura diventerà ancora più fondamentale, grazie allo sviluppo ulteriore della multifunzionalità e delle attività connesse, dalla produzione di energie alla manutenzione delle aree verdi anche urbane, dalle fattorie sociali alla riqualificazione del patrimonio artistico e architettonico. Tutte funzioni che si aggiungono a quella primaria di “dispensa del Paese” e che sposteranno più di 40 miliardi di euro con la prospettiva di garantire circa 200 mila nuovi posti di lavoro. Sono questi i dati emersi nel corso del convegno nazionale promosso dalla Cia a Bologna, il primo appuntamento de “Il territorio come destino”, il ciclo di iniziative che accompagnerà la Confederazione fino a Expo 2015. “Anche se il Paese continua a respirare una crisi persistente -ha detto il presidente nazionale Dino Scanavino- nell’agricoltura e nel territorio rurale ci sono sempre nuove idee ed energie per superare l’impasse e creare ulteriori occasioni di reddito e sviluppo”. D’altra parte, secondo l’analisi della Cia, oggi l’impresa agricola recupera vigorosamente una dimensione sociale, culturale, che si affianca a quella economica: propone e influenza stili di vita e di consumo, fa innovazione sociale, produce esternalità positive nella società e nel modo di concepire l’impresa, il territorio, il mercato, le relazioni umane e familiari.


Assicurazioni agricole, l’Agea mette inutilmente in difficoltà le aziende italiane. La circolare di Agea, che prevede l’obbligo per gli agricoltori assicurati nel 2014 di rimborsare entro il 17 aprile 2015 i Condifesa che hanno anticipato i premi delle polizze collettive, cambiando una procedura consolidata che rinviava tale rimborso al momento successivo all’erogazione ai produttori dei contributi Pac in base all’art.68 “è incomprensibile e grave, privando le aziende di liquidità, in una fase particolarmente ostile per i loro redditi”: con queste parole il vicepresidente nazionale della Cia Antonio Dosi ha commentato l’ultima disposizione di Agea, datata 16 dicembre. Per Dosi si tratta di una scelta che ignora le reali esigenze delle imprese: a poco tempo da scadenze importanti per le aziende, infatti, è grave imporre loro di cambiare i piani finanziari, chiedendo di pagare circa 350 milioni di euro prima di ricevere i contributi dovuti. Tra l’altro, questa novità arriva in un’annata in cui i valori assicurati sono concentrati su produzioni ad alto valore aggiunto che hanno registrato, in molti casi, un crollo dei prezzi di mercato.

Dall’agropirateria alle truffe sulla Pac, dal caporalato al saccheggio del patrimonio boschivo, dall’usura al controllo delle filiere agroalimentari, la piovra della criminalità organizzata allunga i tentacoli sul comparto, “coltivando” un business da 50 miliardi di euro l’anno, pari a quasi un terzo dell’economia illegale nel Paese. La denuncia arriva con il Rapporto su legalità e sicurezza 2014 presentato dalla Cia, in collaborazione con la Fondazione Humus, a Roma all’Auditorium “G. Avolio”. L’infiltrazione mafiosa nel settore primario produce più di 240 reati al giorno e mette sotto scacco oltre 350 mila agricoltori. Con una lista di reati lunga e pesante: non ci sono solo i 14 miliardi l’anno delle agromafie in senso stretto, vanno aggiunti i 4,5 miliardi calcolati tra furti e rapine; e poi i 3,5 miliardi del racket e i 3 miliardi dell’usura; e ancora 1,5 miliardi per le truffe all’Unione europea e 1 miliardo solo per la contraffazione alimentare in Italia; infine 1 miliardo per le macellazioni clandestine e quasi 20 miliardi di euro legati alle ecomafie tra abusivismo edilizio, discariche illegali e incendi boschivi dolosi. “Attraverso il controllo nelle campagne -ha spiegato il presidente della Cia, Dino Scanavino- le mafie cercano di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera, dai campi alla tavola. Non c’è più in gioco solo il potere su un determinato territorio, la criminalità organizzata vuole far fruttare i patrimoni, introducendosi in quei comparti ‘anticrisi’ che si stanno dimostrando sempre più determinanti per la ripresa dell’economia nazionale, come appunto l’agroalimentare”. Per questo, secondo il presidente della Cia, serve un’azione congiunta tra aziende, istituzioni, forze dell’ordine e magistratura. Oltre a rendere sempre più veloci ed efficienti le norme per l’assegnazione e il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia. Solo così, per Scanavino, è possibile debellare questo “cancro” che sta corrodendo sempre di più la nostra economia.