L’emergenza epidemiologica da Covid-19 sta causando conseguenze sempre più impattanti oltre che sul piano sanitario anche su quello della tenuta sociale ed economica del Paese. Per quanto riguarda l’agricoltura, settore essenziale e garante dell’approvvigionamento alimentare nazionale, si registrano preoccupanti segnali di crisi diversificati tra i vari comparti produttivi.

Sul lato della commercializzazione, ad esempio, nonostante gli incoraggianti numeri che si registrano nei canali della Gdo e in tutti gli altri esercizi commerciali autorizzati all’apertura dal quadro normativo in vigore, la sospensione dell’attività di somministrazione pasti nel canale Horeca sta penalizzando produzioni simbolo del Made in Italy agroalimentare. Per le imprese agricole e alimentari fornitrici di tali canali di vendita, tale sospensione si è inevitabilmente tradotta in una riduzione del volume di affari e perdita di redditività; Altre limitazioni nella fase di vendita al dettaglio hanno interessato, con modalità diverse e a seconda dei provvedimenti adottati su scala territoriale, la vendita presso i mercati o categorie commerciali ad essi equiparabili (ambulanti, ecc.).

Infine, altrettanto impattante in termini di riduzione della redditività aziendale è la contrazione delle vendite di prodotti agroalimentari Made in Italy sui mercati esteri, per via delle restrizioni adottate su scala globale per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

Tra gli altri segnali preoccupanti che interessano trasversalmente il settore, la carenza di manodopera, alla vigilia di importanti campagne produttive, è uno dei principali. Sullo stesso ambito, le difficoltà nell’approvvigionamento di Dispositivi di Protezione Individuale e la mancanza di regole codificate per ridurre i rischi sanitari nei campi. Tutto ciò si è tradotto in scarsa liquidità per operatori e famiglie con conseguenze in termini di tenuta territoriale in particolar modo nelle aree rurali e interne del Paese. Per tali ragioni è in primo luogo necessario che sia assicurata un’attuazione repentina e semplificata delle misure economiche contenute nei provvedimenti approvati in via definitiva o in corso di conversione in legge presso il Parlamento. Accanto a ciò, è opportuno guardare, sin da subito, alla Fase 2 nella quale il Paese sarà chiamato a ripartire. In vista dei prossimi provvedimenti che saranno adottati dal Governo per gestire tale momento cruciale per il futuro dei cittadini, la CIA-Agricoltori italiani ritiene strategico avanzare proposte concrete per minimizzare i danni ed iniziare a rilanciare le prospettive di sviluppo dei singoli comparti produttivi del sistema agroalimentare. 

Scarica il pdf completo allegato per conoscere le proposte della CIA. 

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Dl Liquidità per autonomi e imprese: prestiti veloci, blocco tasse ...

Ieri, 14 Aprile, è stato pubblicato sul sito del Fondo di garanzia e su quello del ministero dello Sviluppo economico il modulo relativo alla garanzia del 100% su prestiti fino a un massimo di 25 mila euro. Il modulo va inviato via mail (anche con posta non certificata) agli intermediari finanziari che dovranno a loro volta richiedere la garanzia statale. 

!!! Per le aziende con codice Ateco esclusivamente agricolo il fondo di garanzia di riferimento sarà quello predisposto da ISMEA definito liquidità 25.

 

Cosa deve fare una impresa per accedere?

Va premesso che, in base al decreto liquidità, per i cosiddetti “mini prestiti” la garanzia statale del 100% è automatica e senza valutazione del Fondo. Ma il primo passo ovviamente è ottenere il prestito dalle banche, che non sono vincolate a concederlo e che possono comunque effettuare la loro istruttoria.  Il modello, come chiarito nella circolare diffusa ieri dall’Abi, serve soltanto per richiedere la garanzia. 

Da solo, ovviamente, non basta: se il richiedente non è cliente dell’istituto dovrà aprire un conto corrente. 

E ancora: la banca dovrà comunque eseguire una verifica per calcolare l’importo da erogare che, come è noto, avrà un tetto massimo di 25 mila euro, ma non potrà superare il tetto più alto tra il 25% del fatturato o il doppio dei costi del personale per il 2019. Qualcuno questo importo lo dovrà pur calcolare.

Serve poi l’autocerfificazione che attesti l’entità del danno subito dall’emergenza Covi-19. O, se l’impresa è stata costituita a inizio 2020, serve anche un’altra autocertificazione che attesti l’ammontare del ricavi del soggetto richiedente o della sua attività.

AVERE IL MODELLO PER LA RICHIESTA, DUNQUE, NON SIGNIFICA OTTENERE Il FINANZIAMENTO.

 

Chi la può fare?

Sono ammesse Pmi e lavoratori autonomi.

 

Quali sono le condizioni?

La durata del finanziamento è fino a 6 anni con inizio del rimborso dopo due anni e il tasso massimo applicabile è rapportato al Rendistato più uno spread dello 0,2% e ai valori attuali si attesta intorno all’1,2%.

 

Quando sarà possibile fare domanda?

Ieri si è riunito il Consiglio di gestione del Fondo di garanzia, che stima di ricevere le prime richieste dalle banche per la prossima settimana o al massimo nella prossima riunione di venerdì. Ma per il via libera servirà comunque completare l’aggiornamento della piattaforma informatica del Fondo. È necessario infatti che il Fondo adegui il proprio sistema informatico alle procedure ad hoc necessarie per attivare le garanzie. Non si tratta di un processo banale perché, nonostante per questi piccoli prestiti non sia necessaria una vera e propria istruttoria, alcuni step di verifica sono comunque necessari. Spetterà al sistema informativo del Fondo, infatti, analizzare le domande pervenute e verificare che, ad esempio, uno stesso individuo non faccia la medesima richiesta di finanziamento attraverso banche diverse. Saranno necessari comunque solo pochi giorni.  

 

Tutte le richieste saranno accettate?

L'indice di rischiosità elevato di queste piccole operazioni (coefficiente di rischiostimato:30%) limita di molto il numero di domande che saranno accolte. A conti fatti, con gli 1,7 miliardi stanziati nel decreto liquidità, si potrebbero coprire solo 200mila richieste per prestiti di 25mila euro. La distanza con la potenziale platea è enorme, anche se i beneficiari delle garanzie al 100% devono attestare di aver subito danni collegati all’emergenza. Le cifre di riferimento sono davvero notevoli: in Italia ci sono circa 4,3 milioni di Pmi. Sarà determinante ora il nuovo decreto atteso per fine aprile che dovrebbe contenere l’aumento del plafond (il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli ha indicato l’obiettivo di 7 miliardi).

 

Le informazioni da fornire

Tornando al modulo da inviare agli intermediari finanziari, tra le varie voci va specificato che il soggetto beneficiario non è destinatario di provvedimenti giudiziari che applicano le sanzioni della cosiddetta legge 231 e che non è in corso in esclusioni dettate dal codice dei contratti pubblici. 

Bisogna accettare il diritto del Fondo centrale di rivalersi sul beneficiario nel caso questi non rimborsi il prestito alle banche e specificare la propria classe dimensionale in base ai parametri della raccomandazione della commissione Ue 2003/361.

Da dettagliare gli aiuti di Stato di cui si è eventualmente già beneficiato e l’amministrazione che li ha concessi.

Nel modulo vanno riportati i dati relativi ai ricavi dell’ultimo esercizio contabile, come da ultimo bilancio depositato o da ultima dichiarazione fiscale presentata.

Per soggetti costituiti dopo il 1° gennaio 2019, invece, per attestare i ricavi basta un’autocertificazione oppure, specifica il modulo, altra documentazione idonea allo scopo.

Da compilare anche la voce relativa al codice Ateco dell’attività economica interessata dal finanziamento e quella in cui si attesta che si sono subiti danni economici legati all’emergenza Covid-19.

Non solo: vanno elencate le finalità del prestito.

Come da prassi del Fondo, è prevista poi l’autorizzazione a controlli ed ispezioni presso le proprie sedi che il gestore (dovesse ritenere necessari. Per indebita fruizione si richiamano le sanzioni previste dal Dlgs 123 del 1998: da due a quattro volte l’importo dell’intervento.

 

La mia azienda ha tutti i requisiti cosa faccio?

Le imprese e le persone fisiche che hanno i requisiti in questi giorni possono:  contattare la banca di riferimento per impostare una pratica (non è scontato che l'istituto di credito sia disponibile), valutare il costo della istruttoria (anche se semplice ha un costo) e richiedere ai nostri uffici i dati necessari per la compilazione del modulo.

 

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Speciale Pasqua - L'agnello

Cia Agricoltori provinciale: «Quest’anno sarà una Pasqua insolita, ma non dobbiamo rinunciare di  portare a tavola il simbolo della festività pasquale, l’agnello»

L’emergenza coronavirus rischia di mettere in ginocchio gli allevatori del territorio.  Soprattutto quelli di ovini che senza la vendita della carne rischiano di trovarsi in serie difficoltà. A segnalarlo è la Cia Agricoltori di Ascoli, Fermo e Macerata che invita ad acquistare i prodotti locali.  Senza la vendita della carne centinaia di allevatori di ovini marchigiani sono in ginocchio. «Aspettavano la Pasqua – spiega la Cia Agricoltori - che in tante famiglie si festeggia con l’agnello,  ma quest’anno il coronavirus ha bloccato tutto».  Allevatori con animali nelle stalle che non sanno come uscire da questa situazione di emergenza.
Sono gli stessi che qualche tempo fa si erano dati da fare per superare la crisi provocata dal terremoto che aveva duramente colpito il centro Italia. Adesso si trovano a dover far fronte ad un altro tipo di emergenza, quella legata al Covid – 19. «Quest’anno sarà una Pasqua anomala per tutti – fanno sapere dalla Cia Agricoltori provinciale –
ma non per questo dobbiamo rinunciare di portare a tavola il simbolo della festività pasquale, l’agnello.

È necessario attivare con urgenza una campagna di promozione per incentivare il consumo dell’agnello locale, rivolto ai cittadini e alla grande distribuzione».

La carne di agnello è una presenza antica della tradizione gastronomica nostrana, come dimostrano le ricette tante più gettonate a base di carne di agnello in cucina per l’occasione. «Per cui sostenere con i propri acquisti la produzione – concludono dalla Cia - significa aiutare il proprio territorio e contrastare anche l’abbandono delle aree più difficili dove i pastori svolgono un ruolo insostituibile di presidio».

Coronavirus. Cia Toscana: apre il florovivaismo. Vendita di piante ... 

Grande soddisfazione, da parte di Cia-Agricoltori Italiani, per il chiarimento giunto dalla Presidenza del Consiglio sul  florovivaismo, che esplicita finalmente come sia “consentita la  vendita al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in  vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili” dal Dpcm del 22 marzo. Dopo le numerose sollecitazioni da parte della nostra organizzazione, viene quindi consentita la riapertura dei punti vendita di fiori e piante: una boccata d’ossigeno per le 24mi-
la aziende del settore, che con 2,5 miliardi di fatturato rappresentano il 5% della produzione agricola nazionale. Cia, però, non abbassa la guardia. “L’autorizzazione alla vendi-
ta di fiori e piante è un primo passo nella tutela dei produttori italiani, messi in crisi dall’emergenza Coronavirus tra blocco delle attività. Adesso tocca al Governo rafforzarlo con aiuti concreti ai florovivaisti.

Auspichiamo un intervento ad hoc da parte dell’esecutivo per una reale valorizzazione di fiori e piante Made in Italy negli ipermercati e nei supermercati, dove ancora oggi è possibile notare in bella mostra prodotti provenienti da Olanda e altri paesi esteri”.

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