Con il decreto ministeriale 5 agosto 2010  il pane è stato incluso nei beni che se ottenuti nell’ambito delle attività agricole connesse sono tassati in base al reddito agrario.  In seguito alle pressioni dei panificatori la questione è stata esaminata nella commissione finanze della Camera dei deputati e l’Agenzia delle entrate rispondendo a una question time posta dall’onorevole Angelo Cera ha precisato che la produzione di pane da parte delle aziende agricole è attività usuale in agricoltura e pertanto può legittimamente essere inquadrata nel reddito agrario. Va però sottolineato che l’Agenzia si riserva di chiedere un chiarimento al ministero delle Politiche agricole  forestali in modo da poter disporre di ulteriori elementi per valutare più dettagliatamente la questione.
Dato che in agricoltura la tassazione relativa alla produzione di pane viene assorbita dal reddito agrario, i panificatori   hanno disparità di trattamento fiscale, per l’attività di panificazione, tra le aziende artigiane e quelle agricole. Va però tenuto conto che il ministero dell’Economia (vedi relazione di accompagnamento del Dm 5 agosto 2010) ha introdotto il concetto di usualità al fine di fissare un perimetro entro il quale la trasformazione di un prodotto agricolo può rientrare nel reddito agrario (ad esempio può essere usuale trasformare il frumento in farina e quindi in pane;

Accogliamo favorevolmente la evoluzione interpretativa della Agenzia delle entrate, - così commenta il presidente della CIA di Ascoli Piceno e Fermo -  la quale  permette agli  agricoltori, di poter trasformare la propria produzione primaria ed allargare così la gamma di prodotti che l’azienda agricola può offrire ai consumatori.

Il presidente della Cia Massimo Sandroni rivolge apprezzamento alle dichiarazioni di Benedetto XVI. Le istituzioni devono rivolgere più attenzione al settore primario.   

Non possiamo che rivolgere il nostro apprezzamento alle parole di Papa Benedetto XVI per il quale è decisivo un rilancio strategico dell'agricoltura, contro la disoccupazione e contro gli eccessi dell'industrializzazione''. Un preciso invito a 'rivalutare l'agricoltura non in senso nostalgico ma come risorsa indispensabile per il futuro. Una dichiarazione forte attraverso la quale si vuole riaffermare il valore del mondo agricolo e si stimolano giovani a riscoprire il lavoro imprenditoriale nelle campagne. E' quanto sostenuto dal presidente provinciale della Cia di Ascoli Piceno Massimo Sandroni.
Da tempo sottolineamo l'esigenza di più agricoltura per sfamare il mondo. E oggi questa nostra sottolineatura -ha aggiunto Sandroni- trova confronto nelle affermazioni del Pontefice. La fame, la povertà, la malnutrizione si battono con azioni realmente incisivi che permettano di far crescere le produzioni dei campi. Un'agricoltura che diventa anche fattore di pace e di concordia fra i popoli.

Si riporta in merito un interessante estratto della Intervista al  Professor Stefano Zamagni, apparso sul quotidiano La Stampa del 15/11/2010

“Professor Stefano Zamagni, a chi e rivolto il monito del Pontefice?”

In un contesto cosi drammatico i paesi più sviluppati del mondo non sono riusciti a dare alcuna risposta concreta alla crisi. Siamo ancora bloccati al modello Bretton Woods del 1944. Nessuna autorità planetaria vigila sugli spostamenti delle persone come fa invece sulle merci l'Organizzazione del commercio, segno che le merci contano più  delle persone. Abbiamo un consiglio militare di sicurezza, ma non una struttura per le emergenze economiche-sociali perciò nessuno ha coordinato gli aiuti ai terremotati di Haiti. L'economia ha tre criteri: efficienza, equità, liberta. Economisti superficiali ci hanno fatto credere che bastava l'efficienza e ora il disastro e colossale. Con 180 colleghi ho firmato un documento per chiedere una serie di riforme, tra cui l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie». E il ritorno all'agricoltura? «Regno Unito e Spagna hanno abbandonato l'industria per affidarsi a servizi e finanza. Fino al settembre 2008 in Inghilterra banche e assicurazioni avevano sei milioni di addetti. Solo il 12% del Pil era prodotto dalle imprese manifatturiere nel paese della rivoluzione industriale. Perciò Benedetto XVI richiama la necessita di uno sviluppo armonico di industria, agricoltura e terziario. II Papa non è contro la dimensione economica, propone un umanesimo in cui il mercato sia un momento importante della sfera pubblica, aperto anche alla reciprocità».

E' un discorso «terzo mondista»? «I1 ragionamento che nel Terzo Mondo si produce e in Occidente si fanno finanza e brevetti e fallito. Vedere migliaia di ettari di terreno fertile abbandonati nel nostro Sud pieno di sole e col 26% di disoccupati grida vendetta. II Papa fa una distinzione importante tra mercato civile e mercato darwiniano, cioè capitalistico. Non va contro il capitalismo, va oltre. L'attuale crisi economico-finanziaria e la fine del mondo della massimizzazione dei profitti. Prima del Welfare bisogna riformare la finanza per renderla più pluralistica». Oggi l'ideologia dell'efficienza legittima le disuguaglianze. Se sei più povero di me e perché non vali niente, mentre i manager super pagati e superefficienti hanno fatto fallire le banche. L'interesse economico di un'azienda non e solo degli azionisti, ma di quanti concorrono all'impresa, a partire da lavoratori e territorio».

 

Oggi 15 novembre 2010, i presidenti di Cia, Confagricoltura e Copagri, Giuseppe Politi, Federico Vecchioni e Franco Verrascina illustreranno agli europarlamentari italiani il documento unitario sulla riforma della Politica agricola già presentato in Italia il 7 ottobre scorso a Lecce. L'incontro, aperto alla stampa europea, avverrà presso la sede del Parlamento europeo di Bruxelles con inizio alle ore 18,30. La riforma della Pac è già da alcuni mesi oggetto di dibattito a livello comunitario ed è prevista per il 18 novembre prossimo la Comunicazione della Commissione europea, “La Pac verso il 2020” . Considerata l'importanza della materia e l'impatto che la riforma avrà sull’agricoltura italiana, Confagricoltura, Cia, Copagri hanno elaborato il documento unitario con l'intento di porre l'attenzione sulla particolare vocazione agricola del nostro Paese e di offrire un contributo alla definizione di una riforma in grado di incontrare esigenze e potenzialità delle imprese agricole italiane. Le tre Organizzazioni considerano l'appuntamento con gli europarlamentari italiani di grande rilevanza anche in considerazione del fatto che la Pac per la prima volta verrà riformata con una decisione congiunta del Consiglio dei ministri e del Parlamento europei con il meccanismo di “codecisione” introdotto dal Trattato di Lisbona. Sarà, quindi, fondamentale anche l’impegno dei rappresentanti italiani a Strasburgo per tracciare una prospettiva di rinnovato sviluppo della nostra agricoltura dentro e fuori i confini nazionali.

Con la manifestazione promossa dalla Cia, in programma il 7 e l’8 ottobre a Lecce , è stata l'occasione per focalizzare l’attuale situazione del settore e cercare di fornire le opportune indicazioni per uscire dalla crisi. Insieme a Confagricoltura e Copagri è stato presentato un documento unitario sul futuro della politica agricola Ue. . La riforma della Politica agricola Ue post 2013 e una nuova politica agraria nazionale. Questi due temi di vitale importanza per le imprese agricole italiane, sono stati i temi al centro della IV Conferenza economica promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori il 7 e l’8 ottobre a Lecce. Un appuntamento di grande rilievo che ha visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni europee, nazionali e locali, di rappresentanti del mondo economico, agroalimentare, cooperativo, scientifico, dei consumatori. Una convention che, attraverso il confronto fra tutti i protagonisti del settore, ha dato risposte mirate alle tante difficoltà che condizionano il sistema imprenditoriale agricolo, fornendo precise linee sulle quali operare per rilanciare sviluppo e competitività.I lavori della Conferenza sono stati preceduti dalla presentazione del Documento unitario di Cia, Confagricoltura e Copagri sul futuro della Pac. Ad illustrarlo saranno i tre presidenti Giuseppe Politi, Federico Vecchioni e Franco Verrascina. “La nuova Pac dovrà avere al suo centro l’agricoltura e le imprese agricole. Il sostegno pubblico dovrà essere destinato ai veri agricoltori, a quelli professionali, alle imprese che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Bisogna dare risposte efficaci e propulsive agli imprenditori agricoli, non ai percettori di pura rendita fondiaria”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che ha anche sottolineato che “l’attuale architettura della Pac basata sui tradizionali pilastri (politiche di mercato, aiuti diretti e sviluppo rurale) è inadeguata. La leva della futura Pac deve poggiare su precisi presupposti: correggere il malfunzionamento del mercato, sostenere le imprese ed il loro adattamento alle condizioni di mercato, soprattutto nei momenti di crisi, ed alla domanda sociale, promuovere lo sviluppo delle aree rurali ed i progetti di filiera”.“La nuova politica agricola Ue -ha rimarcato il presidente della Cia- dovrà garantire non solo la sicurezza dell’approvvigionamento dei mercati dell’Europa e del mondo in materie prime alimentari e non alimentari, ma anche fornire beni pubblici ambientali, contribuendo alla vivacità dell’ambiente rurale ed allo sviluppo equilibrato dei territori. La Pac post 2013, dunque, dovrà essere più mirata nei destinatari e negli obiettivi. Dovrà finanziare i progetti di ammodernamento delle aziende, di innovazione e tutela ambientale, per il ricambio generazionale, l’organizzazione dell’offerta, la gestione dei rischi”.

Insomma, la Pac, secondo Politi, “dovrà sempre più sostenere i comportamenti orientati allo sviluppo, sempre meno lo ‘status’ di agricoltore. In una prospettiva che vede la Pac a risorse limitate, il problema non è ridurre a priori il numero dei beneficiari, ma è selezionare le azioni. Non è, infatti, concepibile una politica agricola che colloca a margine l’obiettivo dell’ammodernamento delle aziende”.

 E’ questo uno dei passaggi più significativi del documento unitario sottoscritto da Cia-Confederazione italiana agricoltori, da Confagricoltura e da Copagri sulla Pac post 2013 e presentato a Lecce, in occasione della quarta Conferenza economica, dai rispettivi presidenti Giuseppe Politi, Federico Vecchioni, Franco Verrascina.Per Cia, Confagricoltura e Copagri, la politica di sviluppo rurale dovrebbe concentrarsi su misure a vantaggio delle imprese puntando sull’aumento della competitività. Quindi, vanno sostenuti gli investimenti aziendali (innovazione tecnologica), il ricambio generazionale, l’integrazione di filiera e la promozione all’export.  
 
Documento Congiunto CIA - Confagricoltura - Copagri

La manifestazione ha visto la partecipazione di migliaia di persone. Sono stati quattro giorni di incontri, dibattiti, ma anche folklore, musica, enogastronomia. L’edizione del prossimo anno sarà dedicata all’Unità d’Italia.

Un vero grande successo. Dopo l’Isola d’Elba, Taormina, Padova e Genova, la Festa nazionale dell’Agricoltura promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, si è svolta il 9, 10, 11 e 12 settembre  a Matera.

“Una grande festa nel cuore del Mediterraneo” è stato lo  slogan che ha caratterizzato la manifestazione che si è svolta nella suggestiva “Città dei Sassi”. Quattro giorni in cui ci si è immersi in uno straordinario “mix” di sapori, odori, divertimento, cultura, tradizione e folklore. Dai laboratori di trasformazione e gusto per gli adulti ai percorsi didattici per i più piccoli. Dai dibattiti alle informazioni tecniche, agronomiche e fiscali, passando per la commercializzazione delle eccellenze agricole e alimentari. E poi, degustazioni, momenti di puro intrattenimento, mostre, mercati e musica.

Ora l’appuntamento, per il 2011, è a Torino dove si svolgerà la sesta edizione di questa riuscita manifestazione.

Le migliaia di persone che hanno partecipato nella "città dei sassi" all’iniziativa della Cia hanno potuto di focalizzare i tanti e difficili problemi di agricoltori e consumatori, e al tempo stesso di godere, in uno degli angoli più affascinanti del Mediterraneo, dei prodotti tipici e di qualità offerti dagli stand provenienti da tutte le Cia regionali.

Successo anche dello stand della regione Marche, visitato da centinaia di turisti e cittadini lucani, in cui si potevano degustare i migliori prodotti della enogastronomia regionale, ivi compresa quella del Piceno. 

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