Ci risiamo. La relazione della corte dei Conti europea sull’esecuzione del bilancio 2009, pubblicata la scorsa settimana, rilancia un problema emerso fin dai primi anni di applicazione del disaccoppiamento, vale a dire la non sempre felice destinazione finale degli aiuti agricoli europei che, sganciati definitivamente dalla produzione, molte volte finiscono per perdere qualsiasi legame anche con l' attività agricola stessa.Una questione molto sentita dal mondo agricolo e che si appresta a tornare d'attualità  nell'ambito del negoziato per Ia nuova riforma che dovrà riscrivere le regole della PAC post 2013. Gia nel documento comune presentato nelle scorse settimane dalle associazioni agricole italiane  (Confagricoltura, Cia e Copagri) era stato richiesto di destinare gli aiuti Ue solo ai «veri» agricoltori. La magistratura contabile europea ha, ad esempio, constatato un pagamento  eseguito a favore di una SRL di proprietà di un'amministrazione locale, che ha presentato una domanda di aiuto per più di 530 ettari di terreni destinati a prato - pascolo. Quello citato è solo uno dei molti esempi che evidenziano richieste di contributi in assenza di un legame con l’attività agricola. La Commissione però ritiene che non è richiesta alcuna attivita agricola specifica, ma è sufficiente che l'agricoltore rispetti le buone condizioni agronomiche ed aggiunge che la UE lascia ai singoli Stati membri la possibilità di stabilire adeguati criteri oggettivi e non discriminatori per garantire che non siano concessi pagamenti diretti a una persona fisica o giuridica le cui attività agricole siano irrilevanti rispetto alle attività economiche globali. Purtroppo il nostro Stato ha ritenuto troppo complicato individuare un criterio (iscrizione all'Inps, partita Iva o altro) in grado di accontentare tutti e assicurare una efficiente allocazione degli aiuti Ue.Il presidente Massimo Sandroni in merito a questo aspetto si interroga se non sia il caso come richiesto dal presidente Nazionale alla UE di giustificare l'erogazione dei pagamenti diretti non solo per il mantenimento dei terreni agricoli in buone condizioni agronomiche e ambientali ma di reintrodurre un legame con la produzione agricola.

 

Il presidente della Cia di Ascoli Piceno e Fermo accoglie positivamente le norme per l’agricoltura presenti nella  «Legge di stabilita». Nel maxiemen­damento del Governo, che ha superato l'esame della Bilan­cio, infatti, sono entrate: la  proroga per le agevolazioni contributive nelle aree monta­ne e svantaggiate (interrotte a fine luglio ) che sono state finalmente stabilizzate e gli sconti per acquistare ter­reni con lo strumento della piccola proprietà contadina, anche questi a regime. Resta invece, purtroppo fuori lo l’accisa zero per il gasolio utilizzato nelle serre in quanto non è stata accolta la proposta di una tassa ridotta condiziona­ta a una razionalizzazione nell'uso del carburante. Non è solo una proroga ma una stabilizzazione dell'agevolazione fiscale per ac­quistare terreni con lo stru­mento della piccola proprietà contadina. Si tratta dell' appli­cazione dell'imposta di regi­stro e ipotecaria in misura fissa (168 euro), mentre quella catastale e all'l per cento. Gli sconti sugli acquisti dei terreni sono blindati ai colti­vatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti all'Inps. Con il milleproroghe nel 2010 era stata riscritta la norma svincolandola dalla formulazione della vecchia Ppc prevista dalla legge 604 del 1954. E tra le novità  della nuova norma, che ora va a regime dopo quasi 60 anni di proroghe, c'e l'obbligo di iscrizione all'Istituto previ­denziale nella gestione agri­cola. Inoltre non sono più necessari i limiti dimensionali del terreno che consentono la coltivazione diretta. Resta in­vece l'obbligo di mantenere i terreni per cinque anni pena la decadenza delle agevola­zioni.

In seguito  alle numerose richieste in merito al regime fiscale per la attività  di produzione di energia da fonte fotovoltai­ca esercitata da produttori agricoli si riporta una nota di sintesi del nostro ufficio tecnico che riporta un estratto dell’articolo di Gian Paolo Tosoni apparso sul “Il Sole 24 Ore” del 24/11/2010.

  

“I produttori agricoli, per l'attività di produzione di energia da fonte fotovoltai­ca, dichiarano solo il reddito agrario previsto dall'articolo 32 del Tuir se rispettano i re­quisiti dettati dalla circolare 32/E del 6 luglio 2009. Posso­no dichiarare il reddito agra­rio anche le società agricole - citate nell'articolo 2 del de­creto legislativo 99/2004 (Snc, Sas, Srl) - che abbiano optato per la determinazione del reddito su base catastale in base al comma 1093 della legge 296/06.In base ai chiarimenti della circolare 50/E del 1° ottobre 2010, risultano escluse da tale possibilità le cooperative agricole di trasformazio­ne/vendita dei prodotti dei soci che non possiedono ter­reni e quindi alle stesse risul­ta ovviamente preclusa la pos­sibilità di determinare cata­stalmente il reddito dell'atti­vita energetica. L'attività di produzione d'energia fotovoltaica, essen­do considerata attività agrico­la connessa, deve rispettare requisito della prevalenza. La circolare 32/E stabilisce che l'imprenditore agricolo deve essere in possesso di terreni agricoli (distinti in catasto con l'attribuzione di reddito agrario) nel comune ove e ubi­cato l'impianto fotovoltaico. Pertanto, attestato il possesso di terreni, l'imprenditore agri­colo deve verificare, in base alla potenza nominale dell'im­pianto (KW) il rispetto della prevalenza con l'attività agri­cola.

 I parametri da rispettare sono i seguenti:

- gli impianti di potenza infe­riore ai 200 KW sono sempre produttivi di reddito agrario (franchigia) se gestiti da un im­prenditore agricolo anche in regime di esonero Iva.

- gli impianti aventi una potenza superiore, ai 200 KW la preva­lenza e rispettata se ricorre alternativamente uno dei se­guenti requisiti:

- l'impianto e integrato ar­chitettonicamente (integra­zione parziale o totale) su strutture aziendali esistenti (per "esistente" s'intende una costruzione con mura pe­rimetrali e copertura iscritta in catasto);

- il volume di affari derivan­te dall'attività agricola (esclu­dendo ovviamente l'attività di produzione di energia) sia pre­valente rispetto al volume d'af­fari dell'attività di produzione di energia eccedente la fran­chigia (escludendo anche la ta­riffa incentivante);

- il titolare dell'impresa agricola, entro il limite di 1 MW, deve dimostrare di colti­vare almeno un Ha di terreno (utilizzato per l'attività agrico­la) ogni 10 KW di potenza no­minale installata eccedente i primi 200 KW.

Se l'imprenditore agricolo non rispetta almeno uno dei requisiti la produzione di energia eccedente la franchi­gia viene considerata produt­tiva di reddito d'impresa. Tuttavia, la disposizione e va­lida solo con riferimento alle società semplici e alle ditte in­dividuali.

Per le altre società agricole di persone e a responsabilità li­mitata, il non rispetto dei para­metri comporta la tassazione a reddito d'impresa di tutta l'attività di produzione d'ener­gia e la decadenza dell'opzione per la determinazione del reddito agrario.”

A Bruxelles la Dg Bilancio e il Servizio giuridico stanno lavorando a pieno ritmo per predisporre entro un paio di settimane la nuova bozza del bilancio comunitario 2011. Le speranze di scongiurare I'esercizio provvisorio sono appese all'Ecofin straordinario del 16 e 17 dicembre ma l'intero processo potrebbe richiedere alcuni mesi. Percio gli uffici si preparano a gestire almeno la prima parte dell'anno con il meccanismo dei «dodicesimi provvisori» previsto dal trattato di Lisbona. Ciò significa che per ogni capitolo di bilancio, ogni mese si dovra spendere un dodicesimo di quanto e stato speso nell'intero 2010.

Le conseguenze spiega il presidente della CIA - Massimo Sandroni -  saranno che i rimborsi PAC vengono generalmente erogati per circa l'8o% nei primi mesi dell'anno non potranno essere saldati tra gennaio e febbraio 2011 ma dovranno essere frazionati nell'arco dei dodici mesi.   In teoria - afferma Sandroni- a  risentirne,  non dovrebbero essere le imprese, ma i conti pubblici che, nel caso di esercizio provvisorio, accuserebbero un buco di cassa di circa 2 miliardi. Speriamo che nella pratica  non siano poi le imprese a risentire di questo buco.

Gli analisti stimano che la Cina abbia quasi del tutto esaurito le proprie scorte di mais, zucchero e cotone, tanto che ieri la Food and Agriculture Organization (Fao) ha evocato la possibilità di una replica della crisi dell'estate 2008, quando il prezzo delle derrate alimentari toccarono livelli record. Meno di 6 mesi fa il rapporto Fao stimava addirittura un aumento della produzione mondiale di cereali, mentre oggi la previsione è stata una contrazione del 2% rispetto al 2009.

Non solo il rapporto prevede anche la riduzione delle scorte, che si potrebbe attestare attorno -7% per il totale dei cereali, -10% per il frumento, -12% per il grano, addirittura -35% per l'orzo. Il presidente della CIA -Massimo Sandroni - sottolinea come il rapporto FAO indica che «la produzione dovra crescere in modo significativo per far fronte alia domanda e ricostituire nello stesso tempo le scorte mondiali». E' probabile che le risposte produttive delle singole produzioni saranno limitate, a livelli insufficienti ad allentare la ristrettezza del mercato, per cui si può auspicare un prezzo sostenuto delle produzioni agricole.

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