Una moratoria per allentare le ganasce fiscali alle imprese agricole e parità di trattamento con le imprese commerciali per quanto riguarda il trattamento dei debiti. Sono due delle misure che il ministero delle politiche agricole sta studiando, insieme all'Inps, per aiutare gli imprenditori agricoli ad uscire dalla crisi di redditività. «Le imprese agricole in difficoltà sono 980 mila e non solo 250mila. Per questo stiamo studiando insieme a Antonio Mastrapasqua, presidente Inps delle soluzioni che saranno pronte entro questa finanziaria» ha annunciato il ministro alle politiche agricole Francesco Saverio Romano, intervenendo alla V Conferenza economica della Cia, Confederazione italiana degli agricoltori, che si conclude oggi a Lecce. Ricordando che «fra le prime cause di difficoltà delle imprese vi è quella del sistema creditizio e fiscale, oltre che contributivo, asfissiante e aggressivo», Romano ha espresso la volontà di lavorare su questo fronte «per riuscire a salvare le aziende agricole, afflitte da percentuali di indebitamento che le stanno costringendo alla progressiva chiusura». E proprio sui debiti il ministro ha detto di voler trovare un modo per consentire alle imprese agricole lo stesso trattamento di quelle commerciai, permettendo ad esempio lo spalmamento del debito capitale su 30 anni. Ma l'attenzione è rivolta anche al sistema bancario. A questo proposito il ministro ha sottolineato l'esigenza di iniziare un lavoro con l'Ismea per il riconoscimento effettivo da parte del sistema bancario delle garanzie Ismea rilasciate agli agricoltori. «La gente si convince con il dialogo e il confronto», ha aggiunto, dopo aver assicurato che la propria missione è «difendere da un lato gli agricoltori e dall'altro i produttori, sostenendo la filiera con politiche adeguate». Dialogo che Romano vuole portare avanti non solo con tutte le organizzazioni , ma anche con la grande distribuzione. Con la quale ha fissato un incontro lunedì prossimo per presentare alcune richieste su pagamenti, produttori locali e prodotti sottocosto. <Abbiamo una filiera troppo lunga e in mezzo spesso una grande distribuzione non italiana» ha detto. Voglio fare delle proposte alla nostra gdo. Innanzitutto la questione dei pagamenti: che vengano fatti a 30 giorni come in Francia e non che ci sia la gara a chi paga più tardi. E poi convincerli che può essere conveniente agganciare i produttori locali che fanno i mercati contadini e che non vanno fatte solo le economie di scala».  (fonte: ItallaOggi)

Dopo tre anni di crolli dei prezzi agricoli, che hanno perso oltre il 20 per cento tra il 2008 e il 2010, finalmente cè una ripresa delle quotazioni sui campi. Ma il rialzo dei listini all'origine nel periodo gennaio-marzo, pur rappresentando una boccata d'ossigeno per le imprese, non è sufficiente a far ripartire i redditi dei produttori agricoli. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando le stime diffuse oggi dall'Istat sui prezzi dei prodotti agricoli nel primo trimestre 2011. I livelli raggiunti dai prezzi agricoli nei primi tre mesi dell'anno (più 3,5 per cento congiunturale e più 12,8 per cento tendenziale) non sono ancora remunerativi per gli agricoltori -spiega la Cia- poiché contemporaneamente sono continuati a crescere in maniera esponenziale i costi produttivi delle aziende. Solo nel primo trimestre 2011, come conferma oggi anche I'lstat, gli imprenditori del settore hanno dovuto "sborsare" il 12,6 per cento in più per energia e lubrificanti, il 13,1 per cento in più per i mangimi e il 14,6 per cento per i concimi. Di fatto, quindi, l'incremento dei prezzi allorigine tra gennaio e marzo non compensa 'incremento dei costi dei fattori produttivi -conclude la Cia-. Per ridare fiato ai redditi degli agricoltori (fermi al meno 3 per cento nel 2010 contro il più 14 per cento della media Ue) occorrono interventi mirati per ridurre oneri e gravami che penalizzano la competitività delle imprese agricole. 
(fonte: La repubblica del 27-05-2011) 
"Sbloccheremo i 20 milioni di euro destinati all'accisa del gasolio". L'impegno arriva direttamente dal sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Roberto Rosso che durante l'inaugurazione della 44° edizione di Demetra, in corso a Villa Le Pianore, a Capezzano (Lu), ha assicurato, alle imprese florovivaistiche ,risposte in breve tempo. Da mesi ormai l'accise del gasolio, schizzata dallo 0 al 22%, è al centro dei pensieri delle aziende florovivaistiche insieme al caro gasolio che ha costretto progressivamente molte aziende  a modificare produzioni e strategie. Una battaglia che le organizzazioni agricole,  e Cia in particolare, hanno sempre  rimarcato.  Un impegno, quello promesso dal Governo, che punta a ridurre il peso dell'accisa agricola ad un peso sostenibile dalle imprese agricole sempre più strette nella morsa dei costi di produzione e del dumping internazionale. 
E' nato l'Ente bilaterale agricolo nazionale (Eban). La nuova struttura, sede di confronto permanente tra le parti sociali, ha il compito di svolgere funzioni a sostegno delle imprese e dei lavoratori dell'agricoltura. L'Eban è stato costituito da Coldiretti, Confagricoltura, Cia e dai sindacati Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil. Alla presidenza è stato nominato Roberto Caponi, direttore Servizio sindacale della Confagricoltura. Al nuovo Ente vengono affidati compiti svolti in precedenza da una pluralità di organismi: l'Osservatorio nazionale, Agriform, la Commissione nazionale paritetica per le pari opportunità, il Comitato paritetico nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Inoltre dovrà assicurare prestazioni sanitarie integrative agli operai agricoli e florovivaisti, precedentemente erogate dal Fislaf. Il valore aggiunto del-l'Eban, secondo la Cia, consiste nella possibilità di avere una sede di confronto permanente, in grado di valorizzare e rafforzare ulteriormente le relazioni sindacali del settore. 
Un'etichetta che non deve "sedurre" o confondere, ma piuttosto dare più informazioni possibili sui prodotti alimentari, senza trucchi né inganni. Non si tratta solo di sapere luogo d'origine e provenienza del cibo: oggi il consumatore attento vuole conoscere la storia di quello che mangia. Per questo la Confederazione Italiana Agricoltori assieme a Vas Onlus hanno lanciato la proposta di un'Etichetta etica, una sorta di "curriculum vitae" che andrebbe ad affiancare la classica etichetta prevista dalla legge sui generi alimentari. L'idea dell'Etichetta etica è nata dai risultati di un'indagine che è stato svolto sul rapporto tra italiani e sicurezza alimentare. Secondo lo studio, ben il 91% dei consumatori chiede per il cibo un'etichetta semplice e di facile comprensione, ma con più informazioni rispetto ad oggi. In particolare, 1'83% degli intervistati preferisce il prodotto nazionale, soprattutto se tipico e tradizionale, ma dall'etichetta vorrebbe la garanzia dell'italianità di tutti gli ingredienti. Cia e Vas hanno quindi creato l'etichetta ideale. Le imprese che sceglieranno di dotarsi dell'Etichetta etica avranno quindi riportato sulla confezione: le generalità del produttore (non solo il Paese ma l'azienda d'origine); le generalità del trasformatore (quando diverso dal produttore); il metodo di coltivazione impiegato (industriale, biologico...); le dimensioni aziendali e le informazioni relative all'impatto ambientale (uso di acqua, di carburanti, di energie); il prezzo al produttore; l'origine dei semi per i prodotti dell'orto e quella dei mangimi per gli animali. In questo modo si possono portare alla luce modelli produttivi davvero virtuosi, che fanno bene all'agricoltura, alla salute e all'ambiente. Ma soprattutto fanno bene al consumatore.