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Sarà una vendemmia migliore di quella del 2017. Nonostante il maltempo agostano, che ha colpito alcune aree vitivinicole del Paese, la raccolta delle uve e la produzione di vino registrerà un incremento sostanziale in volume e un miglioramento della qualità. Così Cia-Agricoltori Italiani, secondo cui la produzione nazionale si dovrebbe attestare attorno ai 48 milioni di ettolitri, con una crescita media compresa tra il 10% e il 15%, punte del 30% attese in Sicilia e fino al 25% in Veneto.

Due criticità potrebbero comunque minare la vendemmia 2018 appena cominciata -spiega Cia-: fenomeni particolarmente violenti di maltempo e danni causati da animali selvatici. I grappoli maturi e profumati nei vigneti rappresentano sono, infatti, di grande attrattiva per cinghiali e caprioli, soprattutto in regioni come Liguria, Umbria e Toscana. Non mancano segnalazioni quotidiane di attacchi in vigna, che sollevano la protesta degli agricoltori pronti a manifestare affinché si affronti, fattivamente e tempestivamente, la problematica.

C’è comunque ottimismo tra i filari e nelle aziende, dove le uve si presentano ottime in tutte le aree vocate. Sole e caldo -conclude Cia- hanno lavorato bene e questo sarà riscontrabile dai consumatori una volta che il vino sarà nei calici.  

Sempre meno utilizzate dalle aziende agricole le polizze assicurative. Si tratta di un calo di 10 punti percentuali rispetto allo scorso anno, che a sua volta aveva visto una riduzione dell'11,3% rispetto al 2015. E quanto ha denunciato mercoledì scorso la delegazione di Agrinsieme che ha partecipato a un'audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera dei deputati nell'ambito di un'indagine conoscitiva sulle assicurazioni contro le avversità atmosferiche in agricoltura. Nelle ultime tre campagne, dal 2014 al 2016, il decremento maggiore dei valori assicurati, sulla base dei dati Ismea, ha riguardato le produzioni vegetali, con una perdita di circa 850 milioni di euro (pari al 26% in meno). «Un calo che è motivato dal fatto», ha spiegato Agrinsieme, «che le imprese agricole, e di conseguenza i Caa e i Consorzi di difesa, sono chiamati ad applicare procedure e modalità molto complesse, fra l'altro ancora non tutte definite, per l'ottenimento dei contributi europei sui premi assicurativi».

Non solo tortura, conflitto d'interessi, ius soli, biotestamento, codice antimafia, processo penale. Nella lista delle leggi che rischiano di rimanere schiacciate nella morsa delle elezioni anticipate ce anche quella sul consumo di suolo. Basta un dato per rendere bene l'idea. L'Italia, come recentemente rivelato dall'Istat, è tra i Paesi più urbanizzati d'Europa: il suolo con copertura artificiale è il 7% contro una media Ue del 4,1. A Napoli, addirittura, la percentuale di superficie impermeabilizzata è del 38,9%. Ma non se la passa bene nemmeno Milano (33,1%). Circostanze che hanno spinto il Parlamento a intervenire contro la cementificazione selvaggia con un provvedimento, approvato alla Camera il 12 maggio 2016, che oltre ad azzerare il consumo di suolo entro il 2050 si prefigge pure di tutelare le aree agricole e semplificare le procedure per gli interventi di riqualificazione. Tutto molto interessante, se non fosse che a un anno di distanza la legge è arenata. "La legge sul consumo di suolo poteva essere la pietra angolare della tutela del nostro territorio, sistematicamente colpito da disastri e martoriato dal dissesto idrogeologico.  Purtroppo   dobbiamo prendere atto che la tutela dell'ambiente e la sicurezza dei cittadini valgono meno degli interessi elettorali" spiega Ugo Marcelli presidente della CIA di Ascoli Piceno e Fermo.

Produttori agricoli che esercitano esclusivamente le attività assorbite dal reddito agrario, non obbligati a compilare la dichiarazione Irap 2016. Resta il problema dell'utilizzo delle eccedenze del tributo, che dovrebbero essere utilizzate anche in compensazione, a prescindere dalla mancata presentazione del modello dichiarativo. Con la risoluzione 93/E di ieri, l'Agenzia delle entrate ha risposto a precisi quesiti in merito all'esclusione dall'Irap dei produttori agricoli, sancita dal comma 70, dell'art. 1, della legge 208/2015 che ha modificato l'art. 3, digs 446/1997, abrogando la lett. d), comma 1 del medesimo art. 3 e aggiungendo la lett. Ibis), al comma 2 che individua i soggetti non assoggettati al tributo regionale. L'agenzia ricorda che i soggetti che esercitano l'attività agricola, nel rispetto dell'art. 32, dpr 917/1986 (1Lir), e che quindi sono inquadrabili come produttori agricoli, a prescindere dalla veste giuridica (imprenditori individuali e società, anche cooperative), cui si applicava l'aliquota ridotta dell'1,9%, a partire dal periodo d'imposta 2016, non sono più soggetti passivi del tributo. Restano assoggettate all'Irap, le attività che hanno sempre scontato l'aliquota ordinaria (3,9% ), di agriturismo, di allevamento di animali con terreno insufficiente a produrre almeno un quarto dei mangimi necessari e le altre attività connesse, come individuate nell'art. 56-bis del'IIe (manipolazione e trasformazione di prodotti non inseriti nel decreto biennale e le prestazioni di servizi). Quindi, in dettaglio, i produttori agricoli che svolgono allevamento di animali oltre il limite, di cui alla lett. b), del comma 2, dell'art. 32 del 1Lir, devono determinare il valore della produzione netta, da escludere da tassazione, tenendo conto dei capi allevati entro i limiti (art. 32 del Thir), rispetto al numero complessivo dei capi allevati. Per i soggetti che svolgono le altre attività agricole (connesse), di cui all'art. 56-bis del Tuir, il valore della produzione netta da escludere da tassazione deve essere determinata sulla base del rapporto tra l'ammontare dei ricavi e dei proventi riferibili all'attività agricola assorbita dal reddito agrario (art. 32 del 'I dir) e l'ammontare complessivo dei ricavi e dei proventi rilevanti ai tini del detto tributo. I produttori agricoli che, invece, svolgono contemporaneamente le attività agricole principali (assorbite dal reddito agrario) e le attività agrituristiche, devono determinare il valore della produzione, esclusa da tassazione, sulk base dei dati contabili rilevabili nell'ambito delle relative contabilità separate. Ulteriore problema riguardava la deduzione per lavoro dipendente per i produttori che esercitano, con il medesimo personale, attività soggette al tributo e attività escluse dall'Irap; in tal caso, l'ammontare delle deduzioni, da imputare all'attività ancora assoggettata al tributo, deve essere ridotta della quota imputabile all'attività agricola esclusa, determinata applicando all'ammontare complessivo delle deduzioni in commento lo stesso rapporto utilizzato per determinare la quota di valore della produzione non soggetta a imposizione Irap. Il documento di prassi, infine, interviene sulla modalità di compilazione della dichiarazione, ne esclude la presentazione (e compilazione) in presenza di soggetti che svolgono unicamente le attività agricole assorbite dal reddito agrario e, quindi, non assoggettate a Irap, senza indicare come ottenere il rimborso delle eccedenze di credito del tributo (si ritiene certamente con istanza ma, sebbene in maniera forzata, anche con compensazione senza riporto in dichiarazione), indicando anche le modalità di compilazione dei quadri specifici per la determinazione del valore della produzione, in presenza di produttori che esercitano attività agricole in parte non assoggettate al tributo.

Rivedere gli indici di sfruttamento del lavoro, operando una distinzione tra reati gravi e violazioni formali della legislazione sul lavoro e concentrando l'aspetto repressivo sulla figura dell'intermediario. A tutela di tutti quegli imprenditori onesti che operano nella legalità (oltre un milione di aziende agricole) e del settore agricolo, in generale, che risulta tra l'altro quello con il più alto tasso di regolarità (dati 2016 Ispettorato nazionale del lavoro e dati Inps sui voucher). E passato quasi un anno dalla sua approvazione, ma la legge contro lo sfruttamento in agricoltura e il caporalato (1. 199/16) lascia ancora aperti dubbi interpretativi sulla sua applicabilità. E quanto emerso nel corso del convegno promosso dalla Cia, ieri, a Roma, al quale hanno partecipato anche i ministri della giustizia e del lavoro Andrea Orlando e Giuliano Poletti. La Cia è convinta che la legge, così come è, consenta l'emissione di ordinanze non commisurate al tipo di reato compiuto dagli imprenditori. La mancata distinzione tra reati gravi/gravissimi e violazioni, anche solo meramente formali, della legislazione sul lavoro e della contrattazione collettiva determinerebbe, secondo l'organizzazione, una totale discrezionalità da parte sia degli ispettori del lavoro sia della magistratura. Motivo per cui gli aspetti penali dovrebbero concentrarsi sull'intermediario, che opera sia come soggetto fittiziamente proprietario di terreni e titolare di imprese oppure come soggetto che gestisce illegalmente il mercato del lavoro. «Non si può mettere sullo stesso piano chi recluta e sfrutta la manodopera e chi commette un'infrazione amministrativa», ha detto il presidente Cia Dino Scanavino. «Abbiamo voluto questo convegno, per testimoniare come la quasi totalità degli agricoltori operi nella trasparenza e nella piena legalità svolgendo un ruolo produttivo, sociale e educativo centrale per il sistema paese nel suo complesso». «L'agricoltura ha una legge importante da molti punti di vista contro il caporalato, certamente per la repressione. Oggi abbiamo uno strumento in più che va usato in maniera saggia e intelligente», ha detto Poletti mentre Orlando ha aggiunto: «Non torniamo indietro sulla legge, però è giusto monitorare la sua applicazione nel caso emergano criticità. Gli agricoltori vanno aiutati a stare dentro le regole». Martina, riguardo al convegno, ha dichiarato a Italiaoggi: «La nostra è una legge giusta è necessaria, perché tutela i diritti dei lavoratori e quelli delle imprese oneste. E un punto di partenza, ora dobbiamo avanzare nell'attuazione di alcuni strumenti come la Rete del lavoro agricolo di qualità e in una nuova intermediazione tra datori di lavoro e lavoratori».