Con il decreto ministeriale 5 agosto 2010  il pane è stato incluso nei beni che se ottenuti nell’ambito delle attività agricole connesse sono tassati in base al reddito agrario.  In seguito alle pressioni dei panificatori la questione è stata esaminata nella commissione finanze della Camera dei deputati e l’Agenzia delle entrate rispondendo a una question time posta dall’onorevole Angelo Cera ha precisato che la produzione di pane da parte delle aziende agricole è attività usuale in agricoltura e pertanto può legittimamente essere inquadrata nel reddito agrario. Va però sottolineato che l’Agenzia si riserva di chiedere un chiarimento al ministero delle Politiche agricole  forestali in modo da poter disporre di ulteriori elementi per valutare più dettagliatamente la questione.
Dato che in agricoltura la tassazione relativa alla produzione di pane viene assorbita dal reddito agrario, i panificatori   hanno disparità di trattamento fiscale, per l’attività di panificazione, tra le aziende artigiane e quelle agricole. Va però tenuto conto che il ministero dell’Economia (vedi relazione di accompagnamento del Dm 5 agosto 2010) ha introdotto il concetto di usualità al fine di fissare un perimetro entro il quale la trasformazione di un prodotto agricolo può rientrare nel reddito agrario (ad esempio può essere usuale trasformare il frumento in farina e quindi in pane;

Accogliamo favorevolmente la evoluzione interpretativa della Agenzia delle entrate, - così commenta il presidente della CIA di Ascoli Piceno e Fermo -  la quale  permette agli  agricoltori, di poter trasformare la propria produzione primaria ed allargare così la gamma di prodotti che l’azienda agricola può offrire ai consumatori.