Il presidente della Cia Massimo Sandroni rivolge apprezzamento alle dichiarazioni di Benedetto XVI. Le istituzioni devono rivolgere più attenzione al settore primario.   

Non possiamo che rivolgere il nostro apprezzamento alle parole di Papa Benedetto XVI per il quale è decisivo un rilancio strategico dell'agricoltura, contro la disoccupazione e contro gli eccessi dell'industrializzazione''. Un preciso invito a 'rivalutare l'agricoltura non in senso nostalgico ma come risorsa indispensabile per il futuro. Una dichiarazione forte attraverso la quale si vuole riaffermare il valore del mondo agricolo e si stimolano giovani a riscoprire il lavoro imprenditoriale nelle campagne. E' quanto sostenuto dal presidente provinciale della Cia di Ascoli Piceno Massimo Sandroni.
Da tempo sottolineamo l'esigenza di più agricoltura per sfamare il mondo. E oggi questa nostra sottolineatura -ha aggiunto Sandroni- trova confronto nelle affermazioni del Pontefice. La fame, la povertà, la malnutrizione si battono con azioni realmente incisivi che permettano di far crescere le produzioni dei campi. Un'agricoltura che diventa anche fattore di pace e di concordia fra i popoli.

Si riporta in merito un interessante estratto della Intervista al  Professor Stefano Zamagni, apparso sul quotidiano La Stampa del 15/11/2010

“Professor Stefano Zamagni, a chi e rivolto il monito del Pontefice?”

In un contesto cosi drammatico i paesi più sviluppati del mondo non sono riusciti a dare alcuna risposta concreta alla crisi. Siamo ancora bloccati al modello Bretton Woods del 1944. Nessuna autorità planetaria vigila sugli spostamenti delle persone come fa invece sulle merci l'Organizzazione del commercio, segno che le merci contano più  delle persone. Abbiamo un consiglio militare di sicurezza, ma non una struttura per le emergenze economiche-sociali perciò nessuno ha coordinato gli aiuti ai terremotati di Haiti. L'economia ha tre criteri: efficienza, equità, liberta. Economisti superficiali ci hanno fatto credere che bastava l'efficienza e ora il disastro e colossale. Con 180 colleghi ho firmato un documento per chiedere una serie di riforme, tra cui l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie». E il ritorno all'agricoltura? «Regno Unito e Spagna hanno abbandonato l'industria per affidarsi a servizi e finanza. Fino al settembre 2008 in Inghilterra banche e assicurazioni avevano sei milioni di addetti. Solo il 12% del Pil era prodotto dalle imprese manifatturiere nel paese della rivoluzione industriale. Perciò Benedetto XVI richiama la necessita di uno sviluppo armonico di industria, agricoltura e terziario. II Papa non è contro la dimensione economica, propone un umanesimo in cui il mercato sia un momento importante della sfera pubblica, aperto anche alla reciprocità».

E' un discorso «terzo mondista»? «I1 ragionamento che nel Terzo Mondo si produce e in Occidente si fanno finanza e brevetti e fallito. Vedere migliaia di ettari di terreno fertile abbandonati nel nostro Sud pieno di sole e col 26% di disoccupati grida vendetta. II Papa fa una distinzione importante tra mercato civile e mercato darwiniano, cioè capitalistico. Non va contro il capitalismo, va oltre. L'attuale crisi economico-finanziaria e la fine del mondo della massimizzazione dei profitti. Prima del Welfare bisogna riformare la finanza per renderla più pluralistica». Oggi l'ideologia dell'efficienza legittima le disuguaglianze. Se sei più povero di me e perché non vali niente, mentre i manager super pagati e superefficienti hanno fatto fallire le banche. L'interesse economico di un'azienda non e solo degli azionisti, ma di quanti concorrono all'impresa, a partire da lavoratori e territorio».