Via libera all'indicazione in etichetta (Prodotto di montagna». La Conferenza stato regioni nei giorni scorsi ha approvato il decreto per l'utilizzo della nuova etichettatura facoltativa di qualità. Che potrà diventare una leva di marketing per le produzioni agroalimentari, anche di nicchia, da tutelare e valorizzare, specie in territori a economia particolarmente depressa. Intervenendo sul punto, il ministero delle Politiche agricole ha precisato che l'indicazione potrà essere applicata ai prodotti ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e da animali in transumanza, nonché sui prodotti di origine vegetale e dell'apicoltura. «Questo decreto», ha spiegato il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, «è un ulteriore passo avanti nel percorso di valorizzazione dei prodotti e dell'attività dei nostri imprenditori. In particolare diamo rilievo alle produzioni montane per il loro valore non solo economico, ma sociale e di tenuta del territorio». In campo, ha chiosato il ministro, ci sono «strumenti inediti per salvaguardare le produzioni certificate, combattere la contraffazione e aumentare le informazioni in etichetta». Ma ecco cosa prevede il decreto: Prodotti di origine animale. L'indicazione facoltativa di qualità «prodotti di montagna» potrà essere applicata ai prodotti: - ottenuti da animali allevati in zone di montagna e lì trasformati; - derivanti da animali allevati, per almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita, in zone di montagna, se i prodotti sono trasformati in tali zone; - derivanti da animali transumanti allevati, per almeno un quarto della loro vita, in pascoli di transumanza nelle zone di montagna. La proporzione dei mangimi utilizzati, non prodotti in zone di montagna, non dovrà superare il 75% nel caso dei suini, il 40% per i ruminanti e il 50% per gli altri animali da allevamento. Questi ultimi due parametri, però, non si applicano per gli animali transumanti quando sono allevati al di fuori delle zone di montagna. Prodotti di origine vegetale e dell'apicoltura. L'indicazione «prodotti di montagna» potrà essere applicata ai prodotti dell'apicoltura, se le api hanno raccolto il nettare e il polline solo nelle zone di montagna, e ai prodotti vegetali, se le piante sono state coltivate unicamente nella zona di montagna. Ingredienti utilizzati. Ai fini dell'utilizzo dell'indicazione «prodotti di montagna», i prodotti - quali erbe, spezie e zucchero - usati come ingredienti nei prodotti di origine animale e vegetale potranno anche provenire da aree al di fuori delle zone di montagna, purché non superino il 50% del peso totale degli ingredienti. Impianti di trasformazione di carne, latte e olio d'oliva. In merito alle operazioni di macellazione di animali, sezionamento e disossamento delle carcasse, e alle operazioni di spremitura dell'olio di oliva, gli impianti di trasformazione dovranno essere situati non oltre 30 km dal confine amministrativo della zona di montagna. Per il latte e i prodotti lattiero caseari ottenuti al di fuori delle zone di montagna in impianti di trasformazione in funzione dal 3 gennaio 2013, il decreto stabilisce, ai fini dell'utilizzo della dicitura in etichetta «prodotti di montagna» una distanza non superiore ai 10 km dal confine amministrativo della zona di montagna.