L'esenzione da Irpef introdotta dalla legge di bilancio 2017 per i terreni spetta certamente, oltre che all'imprenditore individuale, ai soci di società semplici e ai coadiuvanti delle medesime imprese, anche esercitate in forma collettiva. Si tratta della previsione introdotta dal comma 44, dell'art. 1, della legge 232/2016 (legge di bilancio 2017), il quale stabilisce che per il triennio 2017/2019, i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile, ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), per i soggetti in possesso della qualifica di coltivatore diretto (Cd) o di imprenditore agricolo professionale (Iap), di cui al digs 99/2004, come modificato dal digs 101/2005, se iscritti nella previdenza agricola (si veda ItaliaOggi, 28/1/2017 e 24/2/2017). Per beneficiare dell'agevolazione, il coltivatore diretto (o lo Iap) deve essere iscritto all'Inps nella specifica gestione previdenziale, deve dichiarare il reddito dei terreni agricoli e, infine, deve condurre direttamente il terreno. L'esenzione, pertanto, si applica certamente a tutti i proprietari e conduttori dei terreni in possesso delle dette qualifiche, sebbene l'attività sia svolta mediante la partecipazione a imprese individuali o in società semplice, ricoprendo la qualifica di socio e/o coadiuvante agricolo, come peraltro sostenuto per l'assoggettamento ai tributi locali (Imu) dal ministero delle finanze (nota 23/05/2016 n. 20535). Quindi, appare evidente che se il coltivatore diretto (o Iap) concede in affitto a terzi il fondo rustico, l'esenzione viene meno a meno che non lo conduca anche nella veste di coadiuvante (o socio), visto che il comodato, come indicato anche dalla dottrina prevalente, non è applicabile nell'ambito dei fondi rustici e la stessa legge speciale (art. 27, legge 203/1982) «riconduce» tutti i contratti di godimento nell'ambito dell'affitto di fondo rustico, se non per un utilizzo eccezionale e/o provvisorio. La conseguenza è che, a prescindere dal nomen iuris del contratto, in presenza di fondo rustico non è possibile che concedere in godimento il fondo attraverso un contratto di affitto, ai sensi della legge 203/1982, anche per evitare problemi di usucapione e ai fini della corretta imputazione dei redditi agrari, ai sensi dell'art. 33 del Tuir, a mente del quale il reddito agrario è imputato all'«affittuario» produttore agricolo e il reddito dominicale è imputato al proprietario del terreno. Inoltre, l'affittuario coltivatore diretto (o Iap) beneficia dell'agevolazione sul reddito agrario alla stessa stregua dei soci con la medesima qualifica, con esclusione di quelli delle società personali diverse dalla società semplice (società in nome collettivo e in accomandita semplice), come precisato recentemente dall'Agenzia delle entrate (circolare 8/E/2017, risposta 9), stante la qualificazione di «impresa» del reddito prodotto. In effetti, nella pratica, il caso della conduzione dei terreni agricoli nella veste di coadiuvante e/o di socio è ricorrente e fa riferimento a quei soggetti che, magari per raggiunti limiti di età, percependo anche la pensione, hanno trasferito l'azienda agricola a parenti (generalmente figli e/o coniugi), ma continuano a esercitare a pieno titolo l'attività agricola in qualità di coadiuvante sia dell'imprenditore individuale sia del socio della società agricola. In tal caso, a parere di chi scrive e seguendo l'indirizzo ministeriale richiamato per la corretta applicazione dei tributi locali (Imu), il coadiuvante, pur non avendo la titolarità dell'impresa agricola esercita, peraltro sui propri terreni affittati o concessi in comodato, al figlio, al coniuge o alla società costituita dai medesimi parenti, le attività agricole, di cui all'art. 2135 cc (principali e connesse), peraltro con un minimo di giornate lavorative, per le quali il titolare e/o socio dell'impresa continua a versare i contributi previdenziali. Quindi, si ritiene che restano, senza dubbio, escluse dall'esenzione in commento le società di capitali e le cooperative che sono tenute a pagare l'Ires e le società personali diverse dalla società semplice, sebbene abbiano esercitato l'opzione per la tassazione fondiaria, in luogo di quella ordinaria (reddito d'impresa), come chiarito dalle Entrate nel documento di prassi indicato. I soci, pertanto, imputeranno nella propria dichiarazione i redditi dei terreni (quadro «RH» della dichiarazione REDDITI) e, se in possesso delle qualifiche professionali indicate, escluderanno gli stessi dal reddito complessivo imponibile, alla stessa stregua dei coadiuvanti dell'imprenditore individuale e/o del socio, mentre i soci delle società prive delle citate qualificazioni continueranno a tassare i redditi fondiari.