Giuseppe Politi è stato riconfermato, all’unanimità, presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori. Lo ha eletto la V Assemblea dell’Organizzazione che si è conclusa oggi a Roma dopo tre giorni di lavori (dal 24 al 26 febbraio), che hanno visto la partecipazione di numerosi esponenti delle istituzioni, nazionali comunitarie e internazionali, delle forze politiche, economiche e sociali, del mondo agricolo. Gli oltre 550 delegati (tra cui 5 delle provincie di Ascoli Piceno e Fermo) hanno approvato il nuovo statuto con il quale si dà il via all’autoriforma dell’Organizzazione.
Un’Assemblea che, quindi, ha segnato una svolta storica nella vita della Cia. Gli agricoltori, con l’autoriforma della Confederazione, diventano protagonisti. “Una scelta -ha affermato Politi- per meglio rappresentare gli interessi di cui la nostra Organizzazione è portatrice. E’ una decisione forte e coraggiosa; una decisione irreversibile e fortemente condivisa dal gruppo dirigente e dai soci. La Cia, in questo particolare momento, vuole investire sul suo futuro e su quello dell’agricoltura italiana, mettendosi ancora in gioco sia con la proposta dell’unità del mondo agricolo e chiamando i propri iscritti, gli agricoltori, ad essere, appunto, protagonisti ed a esprimere la rappresentanza della nostra organizzazione.
Nel suo intervento, il presidente della Cia ha ribadito l’appello alle istituzioni (Governo, Parlamento e Regioni) e alle forze politiche per un nuovo e concreto progetto di politica agraria che deve scaturire dalla Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale da effettuarsi entro il 2010. Si tratta di un appuntamento di grande rilevanza per aprire prospettive certe e garantire alle imprese, attualmente in grande difficoltà e alle prese con costi sempre più onerosi e con redditi in drammatico calo, i sostegni necessari per poter stare efficacemente sul mercato.
Politi ha puntato l’accento sull’unità del mondo agricolo per meglio fronteggiare la grave crisi che caratterizza oggi il settore. “Un’unità che -ha detto- non è solo una necessità, ma una scelta fortemente condivisa. Lavorare per l’unità non significa mettere in discussione o cancellare le diversità, la storia e tutto ciò che rappresenta il patrimonio anche ideale delle singole organizzazioni. Lavorare per l’unità non significa farlo in contrapposizione a chi ancora non ha maturato questa scelta. La scelta e la necessità dell’unità non è contro qualcuno, ma neppure per ottenere vantaggi di parte, certamente lo è per l’agricoltura, per il reddito degli agricoltori e lo sviluppo delle loro imprese”.

Il presidente della Cia ha, infine, rimarcato la necessità di una politica tesa a tutelare e valorizzare la qualità e la tipicità del “made in Italy” agroalimentare. Un settore che sta subendo troppi attacchi, soprattutto a livello internazionale, che provocano danni pesantissimi e mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle imprese.