Si è conclusa la prima fase pre-congressuale con le assemblee  zonali tenute a Grottazzolina il 2 febbraio, a Spinetoli il 3 Febbraio e quella provinciale il 9 Febbraio a Centobuchi di Monteprandone. Dalla prossima settimana partono le Assemblee regionali ed il 24-25-26 febbraio inizierà  a Roma, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur l’assemblea nazionale.

Quello territoriale -avverte la Cia- è stato un confronto intenso e costruttivo che si è sviluppato sul documento congressuale. Un dibattito molto ricco dove gli agricoltori hanno assunto un ruolo di primo piano, di veri protagonisti. Oltre alle tematiche interne della Confederazione, sono stati affrontati i gravi problemi dell’agricoltura italiana, sempre più in crisi e con i produttori alle prese con il crollo dei prezzi e dei redditi e la crescita onerosa dei costi. Dalle analisi è emersa chiara la volontà di cercare di superare le attuali difficoltà attraverso un impegno incisivo e una forte mobilitazione nei confronti delle istituzioni, dal Governo al Parlamento, alle Regioni, affinché al settore vengano date le risposte più opportune e concrete.

Nel corso del dibattito territoriale è stato, infatti, evidenziato che le imprese agricole -come mette in risalto lo stesso documento congressuale- hanno difficoltà ad agire in un mercato sempre più ampio e concorrenziale. È necessario, per questo motivo, un salto di qualità delle politiche, un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura, per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole, per promuovere e difendere il “made in Italy” alimentare.

Le difficoltà dell’agricoltura sono accresciute dall’assenza di un’azione delle istituzioni di governo all’altezza della situazione. Migliaia di agricoltori sono stati costretti ad abbandonare l’attività. La crisi economica ha incrinato la capacità di adattamento delle imprese agricole che traevano forza da una maggiore flessibilità nell’impiego delle risorse, a cominciare dal lavoro, e da una rete di solidarietà familiare che contribuiva ad alleviare i

problemi di ricorso al credito e ad assicurare una sufficiente capacità di spesa.

Occorre, insomma, una politica agraria nazionale che consenta al nostro sistema produttivo di superare le difficoltà ed essere parte attiva della ripresa economica del Paese. Da qui la richiesta di convocare entro il 2010, in previsione degli appuntamenti sulla riforma della Pac e del bilancio dell’Unione europea, della Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. Un’iniziativa a parole condivisa, negata nei fatti. Come già avvenne con le due precedenti Conferenze del 1961 e 1978, anche oggi siamo chiamati a disegnare un progetto di agricoltura che ci permetta di affrontare, con adeguata capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata.

Scenari che impongono cambiamenti da parte della Cia che, quindi, sta innovando i contenuti del “Patto con la società”, lanciato nel 2004, al fine di tenere conto delle nuove sfide dell’economia (la crisi e le emergenze alimentare e climatica) e della politica (le relazioni con le istituzioni dell’agricoltura), sia con una verifica dei passi compiuti e delle scelte organizzative per la sua realizzazione.

L’agricoltura, le sue imprese, che le organizzazioni professionali e cooperative insieme rappresentano, hanno bisogno, per la Cia, di unità d’azione per dare più forza alle loro proposte e richieste e per affrontare più agguerrite la competizione mondiale e le difficoltà che ne sono derivate.

Sono tutti problemi che -come si è rilevato durante le Assemblee territoriali - hanno bisogno di risposte e di decisioni rapide, coraggiose ed innovative e la Cia con l’autoriforma avviata si propone soprattutto di realizzare la partecipazione degli agricoltori alla vita della Confederazione ed alle scelte di politica agricola; di accrescere la nostra capacità professionale e di confronto con le istituzioni dell’agricoltura, di rendere il sistema confederale sempre più efficiente e moderno, di rafforzare l’azione di comunicazione interna ed esterna.

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