Ancora giù il prezzo del grano duro e le imprese del comparto agricolo sono di nuovo costrette a fare i conti al ribasso, aggravando un bilancio già di per sé difficile. “La diminuzione di altri 2 euro del prezzo di vendita del grano duro, registrato nell’ultimo andamento della Borsa dei cereali -commenta il presidente CIA provinciale Massimo Sandroni- desta preoccupazioni nel settore. Un comparto quello cerealicolo che da sempre cerca di rispondere con propositività alle crisi, ma che riscontra di nuovo la penalizzazione per fattori esterni alle capacità dell’imprenditore. E’ necessario attivarsi con interventi adeguati, innanzitutto dichiarando lo stato di agitazione della categoria: promuovendo incontri sul territorio con gli agricoltori, i cittadini, le istituzioni pubbliche per poi arrivare a partecipare ad una grande mobilitazione regionale”. Inoltre, ribadisce Sandroni, “La situazione, non era positiva già di partenza: appena due mesi fa le stime aggiornate della produzione di frumento duro, fornite dal ministero dell’Agricoltura, parlavano di una perdita consistente del raccolto rispetto alla campagna precedente (di circa il 45 per cento): un crollo della produzione determinato sia da questioni climatiche, sia dal fatto che erano state coinvolte nella semina minori superfici proprio per via dell’andamento oscillatorio del mercato, era già fin troppo evidente come i costi di produzione sarebbero stati ben più alti dei profitti, dal momento che produrre un ettaro di grano costa ad un agricoltore oltre 900 euro, mentre i ricavi non superano i 570”